Nell’estate del 2026, per un concerto che si è tenuto il 4 luglio a Tor Vergata, alla periferia di Roma, sono stati venduti duecentocinquantamila biglietti in tre ore. Non in tre giorni, non in tre settimane: in tre ore. Il protagonista dell’evento – che lui stesso definisce il più grande della sua carriera – ha trent’anni e fino a meno di dieci anni prima suonava nei locali del quartiere San Lorenzo davanti a una manciata di persone, dopo essere stato scartato da tre talent show diversi. Questo libro nasce da quella sproporzione. Tra il ragazzo respinto dai casting e l’artista che riempie gli stadi più in fretta di chiunque altro nella storia della musica italiana c’è qualcosa che va oltre la biografia individuale e oltre la qualità – discutibile o indiscutibile, a seconda di chi parla – delle canzoni. C’è un fenomeno sociale. E i fenomeni sociali, quando sono autentici, non si spiegano con il talento né con il marketing: si spiegano con il modo in cui un’opera intercetta un bisogno collettivo che era già lì, latente, in attesa di una voce. Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, è quella voce. L’oggetto di questo libro non è celebrarlo né demolirlo. È capirlo: leggere le sue canzoni e leggere il suo pubblico come due facce dello stesso fatto, e farlo seguendo l’ordine in cui le cose sono accadute. Perché il senso di un percorso si coglie solo nel tempo, nella sequenza, nelle svolte, nei ritorni.
EMILIANO MELFI
Economista, vive a Buenos Aires. Da oltre vent’anni si occupa di direzione finanziaria e strategica. Ha dedicato all’impresa e al tempo due saggi, Urgenciocracia e Histeritis, e alla filosofia La scintilla, sulla tradizione immanentista da Bruno a Deleuze. Ultimo. Il principe di una generazione è il suo quarto libro, e il primo in cui i suoi due sguardi – quello sui fenomeni collettivi e quello sul senso – si incontrano.
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Ultimo. Il principe di una generazione
ULTIMO. IL PRINCIPE DI UNA GENERAZIONE
Nell’estate del 2026, per un concerto che si è tenuto il 4 luglio a Tor Vergata, alla periferia di Roma, sono stati venduti duecentocinquantamila biglietti in tre ore. Non in tre giorni, non in tre settimane: in tre ore. Il protagonista dell’evento – che lui stesso definisce il più grande della sua carriera – ha trent’anni e fino a meno di dieci anni prima suonava nei locali del quartiere San Lorenzo davanti a una manciata di persone, dopo essere stato scartato da tre talent show diversi. Questo libro nasce da quella sproporzione. Tra il ragazzo respinto dai casting e l’artista che riempie gli stadi più in fretta di chiunque altro nella storia della musica italiana c’è qualcosa che va oltre la biografia individuale e oltre la qualità – discutibile o indiscutibile, a seconda di chi parla – delle canzoni. C’è un fenomeno sociale. E i fenomeni sociali, quando sono autentici, non si spiegano con il talento né con il marketing: si spiegano con il modo in cui un’opera intercetta un bisogno collettivo che era già lì, latente, in attesa di una voce. Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, è quella voce. L’oggetto di questo libro non è celebrarlo né demolirlo. È capirlo: leggere le sue canzoni e leggere il suo pubblico come due facce dello stesso fatto, e farlo seguendo l’ordine in cui le cose sono accadute. Perché il senso di un percorso si coglie solo nel tempo, nella sequenza, nelle svolte, nei ritorni.
EMILIANO MELFI
Economista, vive a Buenos Aires. Da oltre vent’anni si occupa di direzione finanziaria e strategica. Ha dedicato all’impresa e al tempo due saggi, Urgenciocracia e Histeritis, e alla filosofia La scintilla, sulla tradizione immanentista da Bruno a Deleuze. Ultimo. Il principe di una generazione è il suo quarto libro, e il primo in cui i suoi due sguardi – quello sui fenomeni collettivi e quello sul senso – si incontrano.